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Il business del neo Buddhismo

Scientology? Avventisti? Sai Baba? Dilettanti. Nessuna nuova setta al mondo ha tanto scalato il successo come la Soka Gakkai che ha dalla sua un partito, un quotidiano e Roberto Baggio

di Brunella Sacconi

L’originale di questo articolo è pubblicato su Diario della Settimana
anno VIII, n. 45 del 21 novembre 2003.
BUDDHISMO TRADIZIONALE. Il Soka Gakkai sta al buddhismo più o meno come gli Avventisti ai Luterani e i Testimoni di Geova ai CattoliciFACCIAMO un giochino. Un quiz? Un indovinello? Tre minuti di tempo per rispondere: cos’hanno in comune un calciatore del Brescia, un quotidiano giapponese che da solo vende cinque milioni e mezzo di copie (appena il 10 per cento meno di tutti i quotidiani italiani messi insieme), Michelangelo Buonarroti e Aliso Viajo, ridente cittadina californiana fatta di rosse casette, tanto perfetta da ricordare lo scenario di Truman Show?
          Troppo difficile?
          Un aiuto: il calciatore si chiama Roberto Baggio, la mostra Michelangelo And His Legend è ospitata al Tokyo Fuji Art Museum, il quotidiano è il Seikyo Shimbun e Aliso Viajo ospita il primo college privato di arti liberali costruito negli ultimi 25 anni in California.
          Fuochino? Fuocherello?
          I tre minuti sono scaduti. La risposta è: Soka Gakkai.
          Non avete vinto nulla, ma state per essere introdotti in uno dei misteri di questo secolo, uno dei tanti che compongono l’enigma della potenza giapponese.
          La Soka Gakkai è un’associazione buddhista che abbraccia la filosofia e gli insegnamenti di Nichiren, un monaco buddhista giapponese che visse nel XII secolo. Ha sede nel quartiere di Shinanomachi, uno dei più centrali di Tokyo, è stata fondata il 18 novembre del 1930. Last but not least, Soka Gakkai significa «Società per la creazione dei valori».
          E fin qui niente di strano, giacché il buddhismo sta all’Asia come il cattolicesimo alla Città del Vaticano.
          Ma se andiamo a focalizzare per un attimo la nostra attenzione sui numeri, ecco che la cosa assume una proporzione del tutto diversa: solo in Giappone si contano otto milioni e 200 mila adepti, senza contare i quattro milioni e 400 mila delle sezioni giovanili; due milioni e 600 mila persone sono impiegate nell’ufficio studi.
          Nel resto del mondo i seguaci sono più di un milione e mezzo. L’Europa ne conta 41 mila, di cui oltre 20 mila sono in Italia. Potenza del calcio? Di fatto, anche per i giapponesi Baggio-san è un mito, col suo codino e il sorriso accattivante.
          Non è finita: la Soka Gakkai possiede un quotidiano con una tiratura enorme, otto uffici nell’arcipelago, 50 antenne nel mondo e undici corrispondenti esteri e oltre a questo nove periodici e un mensile fotografico che si chiama Graph SGI.
          E ancora: università, scuole e centri di studio in ogni parte del mondo. In questi giorni vengono inaugurati tre nuovi centri in Corea, senza dimenticare la Soka University di Aliso Viajo, 18 edifici, piscina olimpica, una biblioteca con 225 mila volumi e case per gli studenti, alla modesta cifra di circa 24 mila dollari per anno accademico.
          Non basta? Aggiungiamoci la fondazione del partito Komelto, il terzo del Giappone per numero di voti e deputati dall’inizio degli anni Novanta. Dal 1994 questo partito si è fuso con il Partito socialdemocratico (Minshuto) per formare lo Shinshinto (Partito della nuova frontiera), col fine ultimo di pervenire a un sistema politico bipolare e di controbilanciare in tal modo il Partito liberal democratico, al governo da oltre 30 anni e accusato spesso e volentieri di corruzione.
          E per finire: dal 1981 la Soka Gakkai è diventata una ONG dell’ONU, con statuto consultivo per il Consiglio economico e sociale. È registrata come ONG presso l’UNESCO, l’UNHCR (Alto Commissariato delle N.U. per i Rifugiati) e l’UNDPI (Dipartimento di Pubblica Informazione delle N.U.).
          Ciò tralasciando, per brevità, la pletora di attività culturali che vengono realizzate in Giappone e nel resto del mondo, le gestioni immobiliari, la proprietà di musei e altre bazzecole del genere.

ANCORA DOMANDE. Il quiz continua: come-dove-perché-quando è avvenuto tutto ciò?
          Facciamo un salto indietro. Siamo alla fine del 1200, anno più anno meno e Nichiren inizia a predicare sulla decadenza dei costumi del periodo, ma a differenza dei suoi colleghi amidisti e zen, le altre due correnti imperanti nel periodo, imperniate sul concetto di tolleranza e rispetto, si convince dell’assoluta supremazia della scrittura buddhista detta «Sutra del loto», considerandola l’unica possibilità di salvezza per l’epoca di degenerazione che il Paese sta drammaticamente vivendo. Nichiren si impunta sulla necessità di recitare a più non posso il Nammyoho-renge-kyo, la litanìa che dovrebbe restaurare la società ideale e salvare il mondo.
          Alla sua morte i discepoli iniziano a frammentarsi. Da uno di questi, Nichiko, prende origine la Nichiren Shoshu, da cui nel 1930 sorgerà la Soka Kyoiku Gakkai (Società educativa per la creazione di valori) che si trasformerà nel 1951 in Soka Gakkai e che nel 1991 riceverà formale scomunica dal patriarca della Nichiren Shoshu, per mancanza di ortodossia nei comportamenti.
          Ma fermiamoci intorno agli anni Trenta. Il Giappone è in crisi. Lo era dal 1868, quando le navi nere del commodoro Perry erano apparse all’orizzonte dell’arcipelago, portando modernità e barbarie occidentale. Da quel momento la classe politica giapponese centrerà tutte le sue attenzioni sul tentativo di mantenere vive le tradizioni. Verranno adottate mode, armi e cucina occidentale, ma tutto cià non verrà mai interiorizzato. Una facciata dietro la quale si mantiene tutto intatto l’ésprit japonais.
          Ma a partire dalla fine degli anni Venti le cose si complicano: l’élite politica comprende che non può limitarsi a guardare. Ormai si situa in un contesto internazionale, globalizzato. I militari fremono, convinti che il rafforzamento del Paese passi necessariamente attraverso il potenziamento della macchina bellica. E poi ci si avvicina a passi rapidi verso una guerra che solo dieci anni prima sarebbe stata impossibile anche da immaginare.
          Il periodo che va dal 1931 al 1941, questo decennio oscuro di repressione, è stato definito dagli storici in modo molto poetico: Kurai Tanima, gli «anni della Valle Nera».
          Ma è proprio negli anni della Valle Nera che affondano le radici della futura organizzazione della Soka Gakkai, che per non smentire la tradizione compie un’operazione assolutamente tipica: servirsi delle forme esistenti per far trapelare nuovi contenuti, a differenza di quanto avvenne in altri Paesi.
          La stessa mobilitazione culturale voluta dal primo ministro Konoe all’inizio degli anni Trenta per ripristinare i valori shintoisti seguì la stessa strada.
          In Germania, per esempio, si assisté alla disgregazione delle masse e dei gruppi preesistenti al regime nazista e, contestualmente, alla formazione di nuove unità.
          In Giappone, di contro, non esistevano vecchie organizzazioni di massa, per cui non fu necessario compiere la distruzione di un ordine precedente, sicché la mobilitazione non fu altro che un tentativo di inglobare la sinistra e ogni altra ala dissidente in un unico corpo il cui obiettivo, più che la rivoluzione, era un riformismo moderato che non intendeva affatto cozzare con i vecchi schemi culturali, sociali e ideologici.
          L’altra differenza rilevante rispetto al modello tedesco è che in Germania si partì dalla costituzione di cellule di base, mentre in Giappone l’intero sistema fu strutturato a partire dall’alto e solo in un secondo momento si rivolse l’attenzione alla necessità di creare organizzazioni di massa che offrissero stabilità al sistema.

NAZIONALISMO SPINTO. Gli anni Trenta videro un fiorire di associazioni patriottiche, culturali, religiose, tutte con il dichiarato scopo di istruire le masse e fornire le basi per la comparsa di una liturgia politica che fosse in stretta collaborazione con l’insegnamento nazionale diffuso attraverso i canali ufficiali.
          Infine un valido sostegno al sistema fu offerto dalle associazioni di vicinato, riprese nello schema organizzativo della Soka Gakkai. I Tonari Gumi, associazioni di mutuo sostegno esistenti già dall’epoca Meiji, furono rimessi in auge nel 1939 e nel 1940 il Kunaisho (ministero degli Interni) li qualificò come «organizzazione basilare per programmare e portare a compimento l’unità spirituale». Sul piano amministrativo un consiglio comunitario (Burakukai) comprendeva diverse centinaia di capifamiglia, guidati da un comitato organizzativo, con 10 o 20 famiglie.
          Nello stesso periodo la censura raggiunse punte mai conosciute e l’intero Paese fu posto sotto una cappa di stretta sorveglianza delle idee.

CONCESSIONI FISCALI. Makiguchi Tsunesaburo, il padre della Soka Gakkai, riesce a operare indisturbato fino allo scoppio della Seconda guerra mondiale, ma nel 1943, rifiutandosi di esporre nella sua scuola i simboli dello shintoismo, la religione di Stato che si fonda sul culto imperiale, viene arrestato. Morirà in carcere di freddo e denutrizione. Prima di lasciare la sua ennesima vita su questa terra passa il testimone al suo discepolo Toda Josei, che dal 1951, grazie a una legge che cerca di compensare la feroce repressione degli anni Trenta e Quaranta con un eccesso di concessioni (soprattutto fiscali) alle nuove religioni, riesce a portare avanti il favoloso progetto sognato dal suo maestro.
          Al giorno d’oggi il fenomeno delle nuove religioni è diffuso da un capo all’altro del pianeta. Oltre a sètte e gruppuscoli ci sono le religioni che contano milioni di adepti: Scientology, i testimoni di Geova, i Baha’i, Sai Baba, la Chiesa avventista. Ma nessuna di queste riesce a eguagliare il successo della Soka Gakkai.
          La ragione di questo mistero si situa all’interno del più ampio mistero nipponico. Innanzitutto: poiché i giapponesi non si servono in modo sistematico e conseguente né del diritto né della religione né dell’analisi critica per esaminare il proprio sistema socio-politico, non hanno altre alternative se non il ricorso alle verità quotidiane fondate sulle esigenze e i limiti del loro ambiente più immediato. Poiché nulla di esterno può prevalere sul Sistema, ecco che questo è creatore e giudice di sé stesso, senza che nulla possa perturbare l’equilibrio raggiunto. Ed ecco che, a differenza di altre religioni moderne che si fondano sulla salute mentale (Scientology) o fisica (Chiesa Avventista), il ricorso a un partito politico come pilastro di fede è di importanza vitale per la struttura del sistema.
          Durkheim aveva avvertito che tutte le religioni hanno una base sociale. Nella prima fase del suo sviluppo l’ordine sociale deve essere codificato e assumere un carattere sacro, se vuole perpetuarsi. Il potere politico ha una legittimazione molto più convincente se può essere considerato come l’estensione dell’autorità divina o la manifestazione di un ordine superiore.
          C’è un altro elemento peculiare alla cultura giapponese: la religione serve da rifugio a tutti quelli che hanno desiderio di essere coinvolti completamente in attività di gruppo e che per loro sfortuna non appartengono a nessuna delle grandi imprese, che di per sé operano come surrogati religiosi.
          Tra gli adepti delle nuove religioni si trovano dunque casalinghe sole e tristi, baristi, operai e impiegati che lavorano in settori marginali.
          Del resto la grande azienda, col suo sistema organizzato di convenzioni e liturgie, diffida dei fedeli delle nuove religioni, arrivando a considerare negativo un colloquio lavorativo dal quale emerga una simile possibilità. A differenza del buddhismo tradizionale, che ruba poco tempo ai suoi fedeli (in Giappone il buddhismo si occupa prevalentemente dell’organizzazione di riti matrimoniali e funerari, gestione di parcheggi, cimiteri e qualche scuola di Paese), le nuove religioni - e tra queste figura il cristianesimo - sono troppo totalizzanti per la psiche nipponica e potrebbero introdurre in azienda pericolosi elementi di squilibrio e destabilizzazione. Eccezion fatta per tutti quelli impiegati presso banche e aziende della Soka Gakkai, of course.

LASCIA O RADDOPPIA? Ed eccoci al domandone finale: cosa fa, in concreto, un membro della Soka? Come vive? Che rituali segue? E - soprattutto - funziona?
          Toda introdusse la filosofia dell’obutsu myogo, ossia il concetto di non separazione tra religione e società, concetto del tutto nuovo al buddhismo, se si eccettua l’attività condotta negli ultimi anni dal Dalai Lama, il quale afferma tuttavia che una volta che i problemi con il Tibet saranno risolti, tornerà alla sua unica funzione: guida spirituale del suo Paese.
          Il buon Soka Gakkista si sveglia e fa il gongyo, ossia canta il daimoku, Nam Myoho Renge Kyo e lo fa di fronte a una perfetta riproduzione del Daigonzohon, un’immagine sacra preparata da Nichiren nel 1279, essenziale per la salvezza del mondo. Piccolo dettaglio: a partire dal 1991, anno della scomunica, il patriarca della Nichiren Shoshu, unico abilitato a concedere l’immagine, si è rifiutato di offrirla ai fedeli della Soka Gakkai, sicché oggi circolano due immagini: il Daigoonzon e un Gohonzon ripreso da una pergamena più recente, del 1720. Pare che entrambe funzionino a dovere.
          Una volta al mese il nostro si riunisce con alcune persone in un incontro che prende nome di Zadankai. Quando può si occupa dello Shakubuku, l’azione di proselitismo, che nei Paesi non buddhisti è sostituito dallo Shoju, una pratica meno aggressiva e maggiormente fondata sul dialogo. E infine il Tozan, il pellegrinaggio a Taiseki-ji, alle falde del monte Fuji, dove si trova la copia originale del Daigonzohon.
          Secondo gli studiosi a servizio della SGI (Soka Gakkai Intemational), che tuttavia si descrivono come assolutamente indipendenti da essa, nessuno dei componenti della Soka Gakkai si sente minacciato o controllato dalla casa madre giapponese, pur ricevendo da lei preziosi consigli e incoraggiamenti. Leggendo tuttavia le pubblicazioni ufficiali della Soka Gakkai (in Italia il veicolo di informazione bimestrale si chiamava DuemilaUno fino all’anno 2000, oggi si intitola Buddhismo e società e a essa si affiancano mensilmente Il nuovo Rinascimento e settimanalmente Il volo continuo, qualcosa che ricorda la Torre di Guardia), emergono costanti esaltazioni della cultura giapponese, che vanno dalla celebrazione delle tradizioni agli stereotipi culturali del boom economico dopo la guerra, le persecuzioni occulte e xenofobe da parte dell’Occidente.
          L’organizzazione, uguale in tutto il mondo, non segue uno sviluppo gerarchico, ma uno schema concentrico, analogo a quello delle associazioni di vicinato del periodo prebellico: 10/20 persone formano un gruppo locale, 15 famiglie una squadra, sei squadre una compagnia, dieci compagnie un distretto e 30 distretti un capitolo regionale.
          Per rispetto della par condicio, esistono all’intemo ulteriori sezioni: donne, giovani, studenti, omosessuali.
          Ma perché il nostro Soka Gakkista si impegna in tutto ciò? Per fede? Il buddhismo delle quattro nobili verità sosteneva che l’origine della sofferenza risiede nell’essere schiavi del desiderio e si proponeva di rendere l’uomo libero e felice attraverso la pratica del non-attaccamento, articolata in otto passaggi, condizione necessaria e sufficiente per la liberazione dal karma: concezioni esatte, giuste aspirazioni, giusto parlare, retta condotta, retto agire, retto sforzo, retta diligenza, retta concentrazione.
          Il successo della Soka Gakkai nella sua versione più recente, così come viene presentato nelle azioni di proselitismo, si fonda principalmente sui beneficî che gli adepti possono ricevere dalla pratica, tanti e diversi: avere denaro, una macchina nuova, trovare casa, incontrare la donna giusta, riuscire negli esami, concludere un contratto, segnare il gol fatale alla partita decisiva dei Mondiali.
          I beneficî sono di due tipi: visibili e invisibili. Se dunque in una prima fase c’è ancora una visione egoistica della pratica religiosa, in un secondo momento si verifica un’apertura altruistica e si innescano circoli virtuosi per superare le proprie debolezze e offrire felicità al mondo.

E SE I BENEFICÎ NON ARRIVANO? E se pur avendo osservato correttamente la pratica dello stabilire-pregare-agire non succede nulla?
          Le risposte possibili sono molte: il desiderio è stato mal formulato (troppo vago, indeciso, impreciso), l’adepto ha praticato poco (e male!), ci sono in circolo gli ultimi residui dell’antico karma negativo e dunque bisogna pregare ancora, il praticante non desidera sinceramente ciò che chiede o ha omesso di agire per ottenere ciò che chiede. O, per concludere, il Gohonzon sa che il suo fedele non è ancora pronto a ricevere un miracolo prematuro, che potrebbe bloccare il suo percorso di fede anziché lasciarlo evolvere e dunque è una forma di protezione contro il demone dell’attaccamento, ancora pericolosamente presente.
          Watzlawick? Seligman? Palo Alto e la PNL? Ristrutturazione dei processi cognitivi? Cambiamento dello stile interpretativo? Positive thinking? Niente di tutto ciò: Nam Myoho Renge Kyo. Provare per credere.


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